martedì 23 luglio 2013

farmaci




IL POTERE

La storia dei farmaci

Negli anni '30, Morris A. Bealle, ex capocronista dell'anziano Washington Times and Herald, dirigeva nel Maryland un quotidiano del capoluogo di contea, sul quale la compagnia elettrica locale pubblicava ogni settimana un annuncio di un quarto di pagina. Quell'entrata regolare toglieva un bel po' di preoccupazioni al Bealle quando scadevano le fatture. Fino al giorno in cui Bealle volle prendere le difese di alcuni utenti che erano serviti male dalla compagnia elettrica.
L'edizione era uscita da poche ore quando il telefono squillò e Morris Bealle si prese una strigliata senza precedenti dall'agenzia pubblicitaria. Un altro "passo falso" del genere avrebbe avuto come conseguenza l'immediato annullamento del contratto pubblicitario non solo dell'azienda elettrica, ma anche delle compagnie del gas e del telefono. Fu allora che Bealle si rese conto di cosa significasse "la libertà di stampa" e decise di dar l'addio al giornalismo. Vendette il suo giornale al miglior offerente, naturalmente rimettendoci un bel po' di soldi.
Bealle se lo poteva permettere perché apparteneva al patriziato terriero del Maryland, ma non tutti i direttori di giornale sono così fortunati. Sbarazzatosi del giornale, e di una buona fetta del suo patrimonio, Morris Bealle approfittò della sua esperienza professionale per indagare sulla tanto vantata libertà di stampa nella "Terra dei Liberi e Patria dei Prodi", come canta l'inno nazionale degli Stati Uniti. Ne risultò un brillante libro-denuncia: The Super Drug Story (La super storia dei farmaci, poi variamente reintitolato La storia del farmaco e La nuova storia dei farmaci), che però l'autore non riuscì a far pubblicare finché non fondò nel 1949 la propria casa editrice, la Columbia Publishing Company, a Washington, D.C.

Sebbene sia uno dei libri più rivelatori pubblicati negli Stati Uniti, The Super Drug Story non è mai entrato in una libreria importante, né è mai stato recensito dai giornali che influenzano le liste dei bestseller. Nonostante ciò, quando lo scoprii nel lontano 1982 era alla 33a ristampa, edita da una casa diversa dall'originale: la Biworld Publishers, di Orem, Utah.
Bealle, che è morto nel 1972, riuscì a vendere The Super Drug Story soltanto per corrispondenza, dato ceh gli era preclusa ogni altra via di diffusione. I seguenti stralci del libro faranno capire perché il suo messaggio fu inesorabilmente censurato dal potere.

Quel che il Nujol mise in moto

Scrive Morris Bealle:


Tren'anni fa, verso la fine degli anni '10, la celebre società petrolifera Standard Oil Company, capostipite del gruppo aziendale di John D. Rockefeller, rimase affascinata dai metodi di macellazione dei suini, con cui si riusciva a sfruttare ogni parte del maiale tranne il grugnito. L'Ufficio di ricerca per le vendite della Standard Oil risaliva al decennio del 1860, quando "Old Bill", il vecchio Bill, papà di John D. Rockefeller e imbonitore ambulante di medicamenti miracolosi, rifilava ai paesani bottiglie di petrolio, da lui stesso ribattezzato con il nome di "Nujol" (nuovo olio), come cura per il cancro.
Ai ricercatori di mercato della Standard Oil piacque molto la scoperta che si poteva vendere ai farmacisti per 21 centesimi una bottiglietta di 230 grammi di Nujol, che alla Standard Oil costava solo un quinto di centesimo. Invece di chiamarlo "una cura per il cancro" lo chiamarono "una cura per la stitichezza" allargando così notevolmente la clientela. Ma poco dopo che il Nujol fu lanciato sul mercato, i medici ne scoprirono i pericoli e suonarono l'allarme: il petrolio privava l'organismo delle vitamine liposolubili, provocando gravi danni da carenza. La Standard Oil corse ai ripari aggiungendo carotene al suo prodotto, con l'assicurazione che ciò avrebbe corretto l'inconveniente. I medici non erano d'accordo. Per alcuni anni, prima della sua morte, il senatore Royal S. Copeland di New York installò un radiomicrofono nel suo uffico del Senate Office Building a Washington, finanziato dai contribuenti americani, e si mise a pubblicizzare con ardore questo prodotto untuoso per un compenso di 75 mila dollari l'anno. Oggi il Nujol, prodotto dalla Stanco, Inc., una sussidiaria della Standard Oil Company, figura nel Moody's Manual.
Gli strabilianti profitti ricavati dal Nujol resero inevitabile che il più vasto e aggressivo complesso industriale del mondo, l'impero Rockefeller, aggiungesse ben presto la fabbricazione e il traffico di farmaci al suo già vasto dominio d'imprese. Tuttavia fu soltanto nel 1939 che si formò il Drug Trust, con sede al Rockefeller Center di New York [ricordiamo che il termine drug in inglese-americano significa sia "farmaco" che "droga", non a caso, n.d.a.], e che ebbe inizio la rapida crescita degli utili, tanto che oggi [cioè nel 1948, n.d.a.] questi hanno già raggiunto la macabra cifra di dieci miliardi di dollari l'anno.
In che modo il Monopolio Farmaceutico americano, ossia il Drug Trust, si sia formato per mezzo di un'alleanza con la sua controparte tedesca, è una storia a sé. Quando Hitler cominciò a progettare il suo Reich millenario, le autorità costituite non sapevano ancora che i politici americani erano sul punto di risolvere la grave crisi occupazionale degli Stati Uniti costringendoli a entrare nella seconda guerra mondiale, per salvare nuovamente la pelle della Gran Bretagna e rivalorizzare il petrolio di Rockefeller. Ma intanto volevano andare sicuri.
Sotto l'egidia di Hitler, il vasto Trust tedesco dei coloranti, la IG Farbenindustrie, che godeva del monopolio di tutti i prodotti chimici fabbricati in Germania, si alleò con la Standard Oil americana per controllare insieme i più importanti brevetti.
Così, quando nel 1939 si capì che la Germania sarebbe presto diventata impopolare negli Stati Uniti, la Standard Oil di Rockefeller aiutò il Reich di Hitler a proteggere i suoi titoli azionari americani nel campo chimico e farmaceutico, e si formò la IG Farben americana. La Standard Oil acquistò il 15% delle azioni di questo nuovo gruppo chimico tedesco-americano. Tra i dirigenti di questa società segreta c'erano Walter Teagle (presidente della Standard Oil Company), Paul Warburg (uon scagnozzo di Roosevelt-Rockefeller) e Edsel Ford, rampollo del fu Henry Ford delle automobili. A una successiva indagine della Securities & Exchange Commission, Teagle negò di essere proprietario delle 500.000 azioni a lui intestate, affermando di tenerle come fiduciario di qualcun altro. Alla domanda del senato di chi fosse questo "altro", Teagle rispose che non lo sapeva, sebbene fosse sotto giuramento. Tutti sapevano che era una persona del clan Rockefeller, oppure la Standard Oil Company stessa.
Poco prima dello scoppio delle ostilità, Hitler e Rockefeller si erano scambiati i relativi monopoli. Dato che fu l'America a vincere la guerra e non la Germania, i brevetti tedeschi finirono appannaggio di Rockefeller. La massa di ricchi europei che credevano di essersi messi al sicuro acquistando azioni della IG Farben americana rimase a bocca asciutta.
Dopo l'attacco giapponese a Pearl Harbor (dicembre 1941), la IG Farben americana si affrettò a camuffare la sua paternità e le sue simpatie tedesche, con l'aiuto della Standard Oil. Americanizzò il proprio nome cambiandolo in General Aniline & Film Corporation, dopo aver acquistato un numero non precisato di azioni di varie grosse compagnie americane, tra cui la Schering & Co., la Monsanto Chemical, la Dow Chemical, la Dupont Company e la Standard Oil del New Jersey, dell'Indiana, della California, e assorbì interamente la Hoffamann-La Roche Company americana, di proprietà privata.
Allorché al termine della seconda guerra mondiale le truppe americane in Germania raggiunsero Francoforte, si stupirono di trovare tutti gli edifici e il vasto stabilimento del Monopolio Chimico della IG Farben tedesca ancora intatti, dopo che i bombardamenti americani avevano distrutto tutte le altre strutture nella città.
Gli aviatori americani, ai quali non era piaciuto affatto l'ordine di risparmiare il più importante bersaglio di Francoforte, non avevano mai digerito il debole alibi fornito loro dal quartier generale, secondo cui quel complesso andava risparmiato perché il corpo di spedizione americano avrebbe avuto bisogno di uffici quando fosse arrivato a Francoforte.



pag. 110-113 (Continua...)

Dall'Autore di IMPERATRICE NUDA, Hans Ruesch: LA FIGLIA DELL'IMPERATRICE _ La grande industria della malattia.
Stampa Alternativa
A cura e con un saggio di Marco Mamone Capria

Vedi la descrizione dell'album: http://www.facebook.com/media/set/?set=a.483595725051612.1073741836.469925656418619&type=1



Info: http://www.hansruesch.net/



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