Sarti (M5S) : “I soldi mancano sempre per le priorità ma non mancano per gli F35″ |
Signor Presidente, mi auguro davvero che restare in quest’Aula praticamente senza interruzioni da due giorni serva almeno a fare qualcosa che sembra un po’ caduta in disuso qui: riflettere.
Noi ci ritroveremo tra poche ore a votare l’ennesimo decreto che, citando Quagliariello, ci porta decisamente alla deriva rispetto a quel famoso patto tra politica e cittadini che si ha la presunzione di voler riscrivere. Siamo infatti di fronte ad un decreto sconclusionato rispetto al quale la nostra opposizione, attraverso la proposta di emendamenti, è stata del tutto scavalcata da una scelta forse fin troppo facile per il Governo, il solito voto di fiducia.
Noi ci ritroveremo tra poche ore a votare l’ennesimo decreto che, citando Quagliariello, ci porta decisamente alla deriva rispetto a quel famoso patto tra politica e cittadini che si ha la presunzione di voler riscrivere. Siamo infatti di fronte ad un decreto sconclusionato rispetto al quale la nostra opposizione, attraverso la proposta di emendamenti, è stata del tutto scavalcata da una scelta forse fin troppo facile per il Governo, il solito voto di fiducia.
Voglio ricordare che di fronte ad un Governo che non vuole sentire, il ruolo delle minoranze di opposizione diventa ancora più importante all’interno di una democrazia, perché noi siamo qui a rappresentare interessi che sembrano ormai dimenticati: stiamo parlando dell’esclusivo interesse di ogni cittadino.
Ecco dunque perché ci ritroviamo in Aula a lottare per i cittadini: perché essi non meritano un sistema che, a guardarlo oggi, suscita scandalo e profonda inciviltà. Io mi chiedo: ma perché non utilizziamo e non utilizzate piuttosto tutte queste energie, solo per fare un esempio, per riformare la legge elettorale, ovviamente nelle sedi opportune, e cioè le Commissioni affari costituzionali di Camera e Senato, invece di istituire comitati dei saggi o commissioni speciali ad hoc ? A cosa servono allora le Commissioni affari costituzionali ? Sono sette anni che questo Paese ha bisogno di una riforma seria della legge elettorale. Il MoVimento 5 Stelle crede che gli obiettivi di questo Governo, nel rispetto di tutti quei cittadini che vi hanno votato, dovrebbero essere ben altri (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
Guardando questo decreto, che reca il titolo di disposizioni urgenti per il rilancio dell’economia, troviamo al suo interno disposizioni che nulla hanno a che fare con tale fine. Vengono annullate o prorogate alcune norme sulla spending review, istituendo, per vigilare su quest’ultima, un Comitato interministeriale ed un Commissario al costo di 150 mila euro quest’anno e del doppio per il 2014 e il 2015, più altri 200 mila euro per il 2016. Dunque Bondi non aveva svolto al meglio il proprio incarico ? Qualunque sia la risposta, voi disfate tutto e ricominciamo daccapo, tanto c’è tempo !
Guardando questo decreto, che reca il titolo di disposizioni urgenti per il rilancio dell’economia, troviamo al suo interno disposizioni che nulla hanno a che fare con tale fine. Vengono annullate o prorogate alcune norme sulla spending review, istituendo, per vigilare su quest’ultima, un Comitato interministeriale ed un Commissario al costo di 150 mila euro quest’anno e del doppio per il 2014 e il 2015, più altri 200 mila euro per il 2016. Dunque Bondi non aveva svolto al meglio il proprio incarico ? Qualunque sia la risposta, voi disfate tutto e ricominciamo daccapo, tanto c’è tempo !
Viene poi ripristinata, cosa gravissima, la possibilità di cumulare l’attività di sindaco con il mandato parlamentare e anche con gli incarichi governativi: dunque, l’attuale Viceministro ai trasporti ed alle infrastrutture, sindaco di Salerno nonché grande cementificatore delle opere incompiute e degli ecomostri vi ringrazia e vi invita a Salerno a ritmo di babbà: stiamo parlando di Vincenzo De Luca
Complimenti, colleghi, complimenti ! Se queste sono le persone che volete difendere.
Come se non bastasse sono stati inseriti 35 articoli inerenti la riforma della giustizia civile, un tema di estrema complessità dato che tutti sappiamo che è più di venti anni che il corretto funzionamento della giustizia italiana viene ripetutamente lacerato da leggi e provvedimenti ad personam o ad personas. Solo per citarne alcuni ricordiamo nel 2002 la depenalizzazione del falso in bilancio, la legge sulle rogatorie internazionali, nel 2003 in tema di immunità parlamentari il lodo Schifani dichiarato incostituzionale nel 2004.
Poi il secondo tentativo nel 2008 con il cosiddetto lodo Alfano, dichiarato incostituzionale nel 2009. Poi, ancora, per arrivare alla legge sul legittimo impedimento nel 2010, abolita definitivamente con il referendum del 2011. Poi l’ex Cirielli nel 2005, l’indulto nel 2006 e potremmo continuare all’infinito (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
Si è trattato di un dibattito su temi non rivolti a riformare la giustizia, ma piuttosto rivolti all’andamento dei processi a favore di alcuni o di tanti, non si capisce. Ci avete raccontato che il motivo dell’inserimento di questi 35 articoli sarebbe quello di favorire gli investimenti esteri in Italia, accorciando i tempi delle lungaggini del contenzioso. Sembrerebbe tutto estremamente semplice. A questo punto, la domanda però sorge spontanea: come mai abbiamo perso vent’anni quando bastavano questi bellissimi 35 articoli ? Forse, cari colleghi, il problema è un altro. Di fronte ad una situazione italiana a dir poco sconfortante, servirebbe davvero essere onesti. Invece no, oggi il Governo sceglie per riformare i problemi della giustizia di non seguire l’iter legislativo proprio di una vera democrazia, che discute i problemi a fondo rendendo partecipi i cittadini dei cambiamenti che intende fare per il Paese.
No, il Governo sceglie di continuare ad esercitare egli stesso il potere legislativo attraverso la pratica della decretazione d’urgenza. In questo modo il Parlamento, unico e vero strumento di democrazia diretta, viene pressoché totalmente spodestato dei suoi doveri, ma soprattutto dei suoi diritti. Ebbene, la soluzione oggi prospettata per risolvere i problemi e accorciare i tempi del contenzioso civile sarebbero questi 35 articoli, a cui l’opposizione ha presentato centinaia di emendamenti ? Secondo noi, anzitutto, non si sostituiscono gli strumenti propri del Parlamento con la decretazione d’urgenza.
Si è trattato di un dibattito su temi non rivolti a riformare la giustizia, ma piuttosto rivolti all’andamento dei processi a favore di alcuni o di tanti, non si capisce. Ci avete raccontato che il motivo dell’inserimento di questi 35 articoli sarebbe quello di favorire gli investimenti esteri in Italia, accorciando i tempi delle lungaggini del contenzioso. Sembrerebbe tutto estremamente semplice. A questo punto, la domanda però sorge spontanea: come mai abbiamo perso vent’anni quando bastavano questi bellissimi 35 articoli ? Forse, cari colleghi, il problema è un altro. Di fronte ad una situazione italiana a dir poco sconfortante, servirebbe davvero essere onesti. Invece no, oggi il Governo sceglie per riformare i problemi della giustizia di non seguire l’iter legislativo proprio di una vera democrazia, che discute i problemi a fondo rendendo partecipi i cittadini dei cambiamenti che intende fare per il Paese.
No, il Governo sceglie di continuare ad esercitare egli stesso il potere legislativo attraverso la pratica della decretazione d’urgenza. In questo modo il Parlamento, unico e vero strumento di democrazia diretta, viene pressoché totalmente spodestato dei suoi doveri, ma soprattutto dei suoi diritti. Ebbene, la soluzione oggi prospettata per risolvere i problemi e accorciare i tempi del contenzioso civile sarebbero questi 35 articoli, a cui l’opposizione ha presentato centinaia di emendamenti ? Secondo noi, anzitutto, non si sostituiscono gli strumenti propri del Parlamento con la decretazione d’urgenza.
Ma entriamo nel merito. Nel testo iniziale addirittura venivano inseriti degli articoli che avrebbero comportato dei danni gravissimi. Sto parlando, ad esempio, dell’articolo 80, che disciplinava una competenza ad hoc per i tribunali di Milano, Roma e Napoli per tutte le cause aventi come parti società con sede all’estero. Questo avrebbe comportato un enorme aggravio del carico lavorativo di tali tribunali. Quello che sfugge è dove fosse ravvisabile un incentivo agli investimenti esteri in Italia.
Per fortuna, ci si è accorti subito, anche grazie alle corpose audizioni, dell’errore e si è giunti ai ripari con la soppressione di tale articolo. Ciò nonostante, l’iter di questo decreto-legge è stato estremamente complesso e frettoloso. Infatti, le scadenze della decretazione d’urgenza non hanno consentito un vero contributo da parte delle forze parlamentari, costrette a tempi indegni, che hanno impedito di ragionare seriamente sul suo contenuto. Siamo arrivati – parlo della Commissione giustizia – perfino ad audire venti persone nella stessa giornata. Nella Commissione bilancio, riunita in seduta notturna insieme alla Commissione giustizia, spesso il presidente non guardava nemmeno le alzate di mano durante le votazioni, a simbolo che l’opinione dell’opposizione non aveva tanta importanza, veniva data attenzione solo agli emendamenti della maggioranza.
Il pacchetto giustizia del decreto-legge «del fare», su cui la Commissione si è potuta esprimere soltanto in sede consultiva, come ha ricordato precedentemente il mio collega, tenta di risolvere i problemi, impedendo ai cittadini di accedere alla giustizia, con grave violazione dell’articolo 24 della Costituzione. Torna – come dicevamo – l’obbligatorietà della mediazione, ancora una volta a pagamento. Quando poi il cittadino accede in tribunale, il giudice è obbligato a proporre una soluzione conciliativa con possibilità, in caso di fallimento del tentativo, di ordinare al cittadino, fino al secondo grado di giudizio, di tornare presso un istituto di conciliazione. Nel caso in cui il cittadino non voglia accertare, rischia pesantissime conseguenze sulla decisione finale.
Non viene fatto alcun importante investimento nel settore e, per diminuire il carico giudiziario a costo zero, il decreto-legge «del fare» assume a prezzi mortificanti giudici, notai, magistrati, avvocati, anche a riposo, e si affida altresì a giovani stagisti, prevedendo un’irrisoria indennità invece di prevedere un sacrosanto compenso.
Per fortuna, ci si è accorti subito, anche grazie alle corpose audizioni, dell’errore e si è giunti ai ripari con la soppressione di tale articolo. Ciò nonostante, l’iter di questo decreto-legge è stato estremamente complesso e frettoloso. Infatti, le scadenze della decretazione d’urgenza non hanno consentito un vero contributo da parte delle forze parlamentari, costrette a tempi indegni, che hanno impedito di ragionare seriamente sul suo contenuto. Siamo arrivati – parlo della Commissione giustizia – perfino ad audire venti persone nella stessa giornata. Nella Commissione bilancio, riunita in seduta notturna insieme alla Commissione giustizia, spesso il presidente non guardava nemmeno le alzate di mano durante le votazioni, a simbolo che l’opinione dell’opposizione non aveva tanta importanza, veniva data attenzione solo agli emendamenti della maggioranza.
Il pacchetto giustizia del decreto-legge «del fare», su cui la Commissione si è potuta esprimere soltanto in sede consultiva, come ha ricordato precedentemente il mio collega, tenta di risolvere i problemi, impedendo ai cittadini di accedere alla giustizia, con grave violazione dell’articolo 24 della Costituzione. Torna – come dicevamo – l’obbligatorietà della mediazione, ancora una volta a pagamento. Quando poi il cittadino accede in tribunale, il giudice è obbligato a proporre una soluzione conciliativa con possibilità, in caso di fallimento del tentativo, di ordinare al cittadino, fino al secondo grado di giudizio, di tornare presso un istituto di conciliazione. Nel caso in cui il cittadino non voglia accertare, rischia pesantissime conseguenze sulla decisione finale.
Non viene fatto alcun importante investimento nel settore e, per diminuire il carico giudiziario a costo zero, il decreto-legge «del fare» assume a prezzi mortificanti giudici, notai, magistrati, avvocati, anche a riposo, e si affida altresì a giovani stagisti, prevedendo un’irrisoria indennità invece di prevedere un sacrosanto compenso.
A fronte di quanto sopra esposto il nostro voto, signori, non può che essere contrario a questo provvedimento. Grazie (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
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